Il presente articolo propone un modello organizzativo e normativo per lo sviluppo territoriale del rugby italiano, finalizzato a colmare il divario fra il settore giovanile (U18) e il rugby senior di alto livello, riducendo l’abbandono e innalzando la qualità tecnica su tutto il territorio.
La proposta prevede che i giocatori rimangano tesserati con il club di origine e possano essere utilizzati temporaneamente da altri club del territorio, per crescere, maturare e accumulare minutaggio. Ogni spostamento è autorizzato, motivato e registrato in un Registro Movimenti gestito dal Comitato Regionale.
Il modello si ispira alle migliori pratiche adottate a livello internazionale:
- La Scottish Rugby limita a cinque i giocatori con doppia registrazione nella squadra di categoria inferiore e impone che i club siano in divisioni diverse;
- L’Irish Rugby, attraverso la piattaforma RugbyConnect, consente la doppia registrazione solo con richiesta formale, mantenendo il giocatore nel club di origine;
- La competizione Espoirs in Francia è riservata a giocatori U21, senza professionisti, in due divisioni con 44 club;
- Infine, la NBA utilizza i contratti two-way per consentire a un massimo di tre giocatori di essere impiegati fino a 50 partite tra NBA e G League.
Il progetto si propone quindi come evoluzione delle “franchigie territoriali” previste dalla FIR, tutelando in particolare i club di dimensioni ridotte e garantendo benefici reciproci per tutto il sistema sportivo.
1. Principi
L’ingresso nel rugby senior rappresenta una delle fasi più delicate per i giovani giocatori, che spesso non trovano spazio immediato nelle prime squadre e rischiano di abbandonare lo sport. L’obiettivo principale del progetto è realizzare una transizione strutturata tra le categorie U18 e senior, offrendo esperienze di gioco regolamentate, senza alterare il tesseramento. I principi fondamentali sono:
- Il giocatore rimane tesserato con il club di origine e mantiene la propria identità sportiva;
- Gli spostamenti sono temporanei, motivati da esigenze tecniche, e documentati in un Registro Movimenti;
- La finalità è formativa, non competitiva: l’esito sportivo passa in secondo piano rispetto alla crescita del giocatore;
- Il sistema ridistribuisce opportunità e responsabilità senza togliere nulla a nessun club, valorizzando soprattutto le realtà con risorse limitate.
2. Modelli Virtuosi in Altri Sport
2.1 Scotland – Scottish Rugby Reserve League
La Scottish Rugby ha istituito una Reserve League con regole specifiche per la doppia registrazione: i giocatori devono appartenere a club di divisioni differenti e solo cinque possono scendere in campo contemporaneamente con la squadra di categoria inferiore. Questa limitazione impedisce che club maggiori monopolizzino le competizioni di livello inferiore e garantisce trasparenza.
2.2 Irlanda – RugbyConnect e Dual Status
L’Irish Rugby Football Union (IRFU) gestisce le registrazioni tramite la piattaforma RugbyConnect: il giocatore si registra nel club di origine, ma la condizione di prestito o doppia registrazione è attivata solo previa richiesta formale alla propria provincia. Il club ospitante può visualizzare i dettagli del giocatore, ma non ne acquisisce il tesseramento. Per il campionato All Ireland League, il regolamento Dual Status prevede che ogni squadra maschile possa utilizzare al massimo tre giocatori con dual status, ciascuno per non più di sei presenze stagionali; le squadre femminili ne possono impiegare cinque con presenze illimitate.
2.3 Francia – Campionato Espoirs
In Francia, la Federazione Francese di Rugby ha riformato la categoria Espoirs, riducendo l’età limite a U21 e vietando la partecipazione a giocatori professionisti, per tutelare la salute e favorire lo sviluppo dei giovani. La Ligue Espoirs è strutturata su due divisioni che comprendono 44 club: divisione 1 con i club del Top 14 e alcuni del Pro D2, divisione 2 con tre gironi da otto squadre; non vi è promozione diretta nei campionati senior.
2.4 USA – Contratti Two-Way (NBA)
Nel basket statunitense, l’NBA ha introdotto i contratti two-way per permettere a un massimo di tre giocatori per squadra di alternarsi tra la franchigia NBA e l’affiliata della G League. Tali giocatori possono essere attivi fino a 50 partite in NBA, ricevono un’unica remunerazione e possono firmare accordi di uno o due anni. Questo sistema consente ai giovani atleti di fare esperienza al livello più alto senza saturare gli organici.
3. Descrizione del Progetto di Sviluppo Territoriale
Il modello proposto si articola in una rete territoriale di club (Serie C, Serie B e eventuali club di sviluppo) coordinata da un club “host” di categoria superiore (Serie A/A2), che mette a disposizione staff tecnico, metodologie e strutture senza acquisire diritti sui giocatori.
In alternativa, il modello può essere generato da club solo di C, o che non fanno attività seniores, ma hanno intenzione di creare insieme una prima squadra seniores. Essi stessi decidono se far nascere un club “host”, o di avere uno dei club partecipanti come riferimento, condividendo le risorse necessarie.
Si istituisce un “Bacino Territoriale”, ovvero una lista ufficiale di atleti in percorso di sviluppo avanzato. Per ciascun giocatore vengono indicati: club di origine, ruolo, età, livello di riferimento, stato fisico e, soprattutto, la motivazione dell’inserimento: passaggio U18→senior, bisogno di minutaggio, sviluppo fisico o tattico, recupero da infortunio, test a livello superiore.
I giocatori restano tesserati con il club di origine ma possono essere impiegati temporaneamente da altri club della rete.
Ogni movimento è autorizzato dal Comitato Regionale attraverso l’Autorizzazione all’Utilizzo Temporaneo (AUT), registrato nel Registro Movimenti e limitato a un massimo di 20 settimane complessive per stagione.
La trasparenza è garantita da un Registro Movimenti Territoriale consultabile da tutti i club aderenti, dove sono annotate: società ospitante, periodo, numero di presenze, motivazione tecnica e data di rientro.
Per ogni giocatore si effettua una valutazione periodica (tecnica, fisica e comportamentale) dopo 8–10 settimane, coinvolgendo lo staff del club di origine, quello ospitante e il responsabile territoriale, per verificare la coerenza del percorso.
4. Regolamentazione e Modifiche Normative
Per rendere operativo il progetto è necessaria una revisione del Regolamento Organico FIR e l’ inserimento nella Circolare Informativa.
- Inserimento dell’Art. 27-bis ‘Autorizzazione all’Utilizzo Temporaneo (AUT)’ che definisce l’istituto della doppia utilizzazione temporanea, specificando che il giocatore rimane vincolato al club di origine e che la permanenza fuori dal club non può superare le 20 settimane a stagione;
- Introduzione dell’obbligo di consenso scritto del club di origine e del club ospitante, con validazione del Comitato Regionale;
- Creazione del Registro Movimenti Territoriale gestito dal Comitato Regionale, al quale tutti i club hanno accesso per consultare e aggiornare le informazioni;
- Inserimento nella Circolare Informativa FIR di una sezione dedicata al progetto territoriale: modalità di richiesta dell’AUT, durate massime, limite di club ospitanti, obblighi di minutaggio per giocatori U23, criteri per la valutazione periodica e disciplina del rientro.
5. Benefici per Giocatori e Club
Il sistema proposto garantisce vantaggi concreti a tutte le parti coinvolte:
- Per i giocatori: definizione di un percorso chiaro, opportunità di gioco a vari livelli senza percezione di retrocessione, sviluppo tecnico e fisico monitorato;
- Per i club di Serie C e B: accesso a giocatori formati, incremento del livello competitivo, ruolo attivo nello sviluppo dei talenti locali e continuità operativa anche con numeri ridotti;
- Per i club di vertice: possibilità di seguire la crescita dei propri giovani, ricevere atleti più pronti e ridurre le controversie legate all’utilizzo delle seconde squadre;
- Per la FIR: riduzione del drop-out post U18, creazione di un modello replicabile a livello nazionale, rafforzamento del legame tra club e territorio e valorizzazione delle ‘franchigie territoriali’, con coinvolgimento attivo dei Comitati Regionali.
6. Conclusioni e Raccomandazioni
Il progetto di sviluppo territoriale con circolazione controllata dei giocatori rappresenta un’evoluzione naturale delle franchigie territoriali previste dalla FIR. Si ispira a modelli internazionali consolidati ma è adattato alla realtà italiana, tutelando i club più piccoli e creando una filiera di crescita solida per i giovani.
La prima fase prevede l’adozione dell’AUT e l’avvio del Bacino Territoriale; successivamente si potranno introdurre competizioni dedicate (Development League), per evitare interferenze con i campionati esistenti. In realtà questo progetto influenzerebbe direttamente il fenomeno della proliferazione delle Cadette, favorendo la crescita di tutti i club del territorio.
È fondamentale accompagnare il progetto con una comunicazione efficace (naming accattivante e narrativa positiva) per evitare la percezione di declassamento e motivare i giocatori a partecipare con orgoglio. Il senso d’appartenenza va garantito per tutti i giocatori coinvolti.
Abbiamo parlato solo di rugby al maschile, ma ovviamente il modello si può applicare al rugby femminile, sensibilizzando tutti i progetti di sviluppo Bacino Territoriale a lavorare su entrambi i fronti, sviluppando il rugby femminile dove non c’è, a partire dalla creazione di squadre U12 di bambine in ogni territorio.
Messaggio finale: questo progetto non toglie nulla a nessuno, ma redistribuisce opportunità, responsabilità e qualità, formando giocatori per l’intero sistema.

